Salvo
«rivive» in cinque persone
Muore
dopo una settimana di coma, sì dei genitori alla
donazione degli organi
Sino a sette giorni addietro rappresentava la
vitalità in persona: con le sue mille iniziative,
con il suo dinamismo, con quella sua professione
di istruttore subacqueo che è sinonimo di
esuberanza e di perfetto equilibrio psicofisico:
adesso, tutti i suoi organi - cuore, reni,
pancreas e fegato - «vivono» in altrettante
persone che stavano per soccombere al male di cui
soffrivano da tempo e che adesso potranno tornare,
nell'arco di qualche mese appena, a un'esistenza
del tutto normale.
Un episodio triste, questo che riferiamo, ma nello
stesso tempo emblematico in quanto rappresenta
l'essenza stessa e i risvolti della donazione e
del trapianto d'organo, con le contraddizioni, i
drammi, le attese, le gioie e i dolori che sono
naturalmente correlati a ogni intervento del
genere.
Salvo D'Arrigo aveva appena trentasei anni e,
oltre a essere un esperto sub, era anche un
abilissimo istruttore di immersioni, nonché
skipper di imbarcazioni. Come dire: il suo «regno»
era il mare e il destino ha voluto che l'incidente
che gli è risultato fatale lo avesse proprio
mentre si stava recando a mare: infatti, mentre si
accingeva a entrare nel porto con la sua moto,
Salvo è andato a cozzare contro lo sportello
aperto proprio in quell'istante da un
automobilista. Ed è stata la fine: il giovane è
finito a testa in giù contro il selciato
ricavandone un trauma cranico contro il quale
nulla hanno potuto fare i medici (dottori Giovanni
Castiglione, Sergio Pintaudi) e l'équipe di
medici e infermieri della Rianimazione del
Garibaldi; al settimo giorno, è cioè l'altroieri,
i sanitari hanno dichiarato la morte cerebrale di
Salvo. Da qui la coraggiosa decisione dei genitori
di donare gli organi, facilitata dal fatto che il
figlio era in possesso del tesserino blu che
testimoniava la ferma volontà a donare.
Il cuore è quindi stato trapiantato dai
professori Mauro Abbate e Angelo Giuffrida e dallo
staff della Cardiochirurgia del Ferrarotto a un
sessantenne pensionato di Barrafranca, Salvatore
Pennisi, mentre i reni sono stati assegnati alla
sezione trapiantologica del Policlinico diretta
dal prof. Franco Leone (intervento eseguito dai
dottori Carmelo Puliatti e Massimiliano Veroux) e
al Civico di Palermo. Una delle riceventi è Santa
Curcio di Lentini. Il fegato è stato assegnato
all'Issmett di Palermo, mentre per il pancreas è
giunta da Pisa un'équipe di chirurghi
accompagnata da e per Fontanarossa da una
staffetta della Polstrada inviata dal comandante
Antonio Sireci. Espiantata anche la cute, che è
stata conservata nell'apposita «banca» del
Cannizzaro. I funerali si svolgeranno stamane alle
9.30 nella chiesa della Madonna di Lourdes.
Angelo Torrisi |